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fugadalfuturo [Il presente visto dal futuro]
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Curiosità
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25 maggio 2008
CULTURA
Firenze, 25 maggio 2019. La morte della bellezza

Il liquido sfrigolante scivolava lentamente, come sangue, sul lato destro del dipinto. Uno di quei dipinti del quindicesimo secolo i cui colori si sono conservati sorprendentemente vividi e compatti. La ricetta di quei colori preziosi veniva tramandata di maestro in discepolo, un tempo, nelle antiche botteghe d'arte. Quando le botteghe chiusero, la ricetta fu dimenticata. Con tutti i loro sofisticati strumenti d'analisi, gli esperti moderni non sono mai riusciti a scoprire l'esatta composizione chimica di quei colori. La sapienza delle antiche botteghe d’arte è inaccessibile alla scienza moderna. Ed ora l'acido si portava via in pochi istanti quei colori e il loro segreto. Il medesimo acido che, nei paesi musulmani, gli uomini gettano sulle donne che rifiutano il loro amore. Un amore pieno d'odio. E adesso veniva distrutta dall'odio la figura femminile sulla destra del dipinto. Essa rappresentava Eva in veste di Flora. Dalla sua bocca usciva il lembo del frutto proibito. Neanche una goccia d'acido era caduta sulla testa della verde figura alata alle sue spalle. Quella figura rappresentava allo stesso tempo Zefiro, dio del vento, e Lucifero. L'Odio in persona. Poi furono inondate d'acido le tre fanciulle che danzavano in cerchio sul lato sinistro del dipinto. Esse rappresentavano allo stesso tempo le Grazie greche e le virtù teologali: Fede, Speranza e Carità. Poi un'onda d'acido travolse gli occhi ridenti, il sorriso amorevole e l'abito fiorito della donna che camminava davanti ad Eva. Infine, l'acido cancellava il volto della gentile ed onesta donna posta al centro di quel giardino, mentre l’uomo alla estrema sinistra del dipinto veniva trafitto da una raffica di pallottole. La donna era Beatrice, l'uomo Dante. Proprio loro. Sandro Botticelli aveva dipinto una allegoria dell'incontro di Dante e Beatrice nel giardino dell'Eden, in cima alla montagna del purgatorio. Il sommo poeta era raffigurato come Mercurio, il costruttore della lira d'Apollo, simbolo dell'arte poetica. Come Mercurio Psicopompo era volato sull'Olimpo dopo avere attraversato il regno dei morti, così Dante si apprestava a volare verso i cieli del paradiso dopo avere attraversato l'inferno e il purgatorio. Le fiammelle ricamate sulla sua veste rossa erano una allusione al fuoco purificatore del purgatorio. Dopo essere passato attraverso il fuoco del purgatorio, liberandosi dal peccato d’Adamo, Dante è ammesso nel giardino da cui Adamo era stato scacciato. I nomi di Adamo e Dante, unendosi, formano "adamante", ossia diamante, che si può leggere anche "ad amante". Dante paragona il cielo della Luna al diamante trapassato dalla luce del sole, metafora dell'uomo percorso dai raggi della grazia: "Parev'a me che nube ne coprisse/ Lucida, spessa, solida e pulita,/ Quasi adamante che lo sol ferisse" (Par II, 31-33). La "nube" verso cui si protendeva Dante-Mercurio nel dipinto rappresentava proprio il cielo della Luna e, contemporaneamente, il simbolo biblico di Dio Padre. Botticelli aveva piantato nel suo giardino pittorico diversi tipi di fiori, tutti connessi a dei precisi significati simbolici. Ad esempio, la margherita è simbolo di purezza, la viola è simbolo delle virtù cristiane, il garofano è simbolo del sacro. Nella Divina Commedia, il fiore è simbolo allo stesso tempo di Cristo e di Firenze ("Fiorenza" in origine). Nel giardino in cui è "primavera sempre" (Purg. XXVIII, 143) appare Matelda, personificazione della sapienza: "Una donna soletta, che si gìa/ Cantando e scegliendo fior da fiore/ Ond'era pinta tutta la sua via" (Purg. XXVIII, 40-42). La donna sorridente e fiorita sulla destra del dipinto metteva un piede davanti all'altro, proprio come Matelda nei versi di Dante: "Come si volge con le piante strette/ A terra ed intra sé donna che balli,/ E piede innanzi piede a pena mette,/ Volsesi in su i vermigli ed in su i gialli/ Fioretti" (Purg. XXVIII, vv. 52-56). Matelda ha due occhi seducenti come quelli di Venere quando fu colpita dalla freccia di Cupido in presenza di Adone: "Non credo che splendesse tanto lume/ Sotto le ciglia di Venere, trafitta/ Dal figlio fuor di tutto suo costume" (Purg. XXVIII, 64-66). Nel dipinto, il figlio di Venere stava al di sopra di Beatrice. In paradiso l'amor profano, rappresentato da Cupido, non è più in conflitto con l'amor sacro, rappresentato da Beatrice. In cielo l'eros e l'agape sono due aspetti di un medesimo, infinito Amore. Sulla terra, invece, l'eros è separato dall'agape ed esposto al rischio del peccato. Quando nell'Eden rivede l'amata Beatrice, Dante arrossisce di vergogna perché sa di non avere sempre vissuto in maniera pura l'amore: "Li occhi mi cadder giù nel chiaro fonte: / Ma, veggendomi in esso, i trassi all'erba, / Tanta vergogna mi gravò la fronte" (Purgatorio, XXX, vv. 76-78) L'amore fra i due sessi è come una scala tesa fra il cielo della beatitudine e gli abissi della dannazione. E' molto facile scivolare verso il basso, verso la lussuria; è molto faticoso salire verso l'alto, infinitamente in alto, fino all'infinito. Ma la grazia rende l'uomo capace di compiere questa faticosa ascesa dall'amore all'Amore. Nel giardino dell'Eden, la fanciulla amata appare a Dante come figura di Cristo, Dio fatto uomo. Ebbene, l'Islam fondamentalista considera sommamente blasfema l'idea di Dio fatto uomo.

 La mattina del 25 maggio 2019 un centinaio di turisti stavano in fila davanti all'entrata degli Uffizi, a Firenze. In mezzo alla fila, stavano quattro ragazzi vestiti con delle lunghe sottane mediorientali. Uno di loro era biondo con gli occhi azzurri, gli altri tre avevano i capelli neri e la pelle olivastra. Mentre i turisti attorno a loro chiacchieravano, ridevano, bevevano, sfogliavano le guide turistiche o guardavano le foto sugli schermi delle loro macchine digitali, i quattro se ne stavano immobili e silenziosi l'uno di fianco all'altro. Davanti a loro stava un uomo di mezza età con i pantaloncini corti e la camicia a fiori. Si voltò e sorrise. I turisti sorridono sempre, anche agli sconosciuti. Il loro animo trabocca di felicità. L'effimera felicità delle vacanze. I luoghi delle vacanze sono luoghi magici, lontani dai grigi luoghi del quotidiano. Il tempo delle vacanze è un tempo magico, libero dai doveri e dalle preoccupazioni del quotidiano. Quel punto magico del tempo e dello spazio che si chiama vacanza è l'ultima utopia dei moderni. Le vacanze sono l'unico senso della loro vita. Essi considerano la quotidianità come uno spiacevole intervallo fra una vacanza e l'altra. I turisti in vacanza si sentono tanto felici quanto buoni. Talmente buoni, che non riescono a pensare male di nessuno. Al buon turista con la camicia a fiori, i quattro silenziosi ragazzi vestiti all'orientale sembravano dei gran bravi ragazzi. Moriva dalla voglia di parlare con loro. Pensava che sarebbe stato bello riportare a casa, fra i ricordi di viaggio da raccontare agli amici, pure una bella discussione sul dialogo e sulla tolleranza con dei bravi ragazzi musulmani che facevano la fila per vedere i Cristi e le Madonne del Rinascimento. Quindi prese coraggio, si schiarì la voce e domandò qualcosa, in inglese, al ragazzo con gli occhi azzurri. Questi non aprì bocca e non mosse la testa. Si limitò a volgere gli occhi verso gli occhi del turista, fissandolo per alcuni interminabili istanti. Al centro di quegli occhi azzurri, sembrava aprirsi un abisso nero e vuoto, senza fine. Al turista parve che uno spiffero gelido sfuggito da quel abisso fosse penetrato fin dentro la sua anima. Profondamente turbato, si voltò senza dire più niente. Estrasse dalla tasca un depliant piuttosto insignificante e cominciò a leggerlo. Alzò gli occhi dal depliant solo davanti alla cassa. Prese il biglietto e si allontanò in fretta all'interno dell'edificio. I quattro ragazzi dietro di lui, invece, non avevano alcuna fretta. Camminavano lentamente. I loro occhi tranquilli e allucinati erano fissi in avanti. Giunti davanti alla Primavera di Sandro Botticelli, si fermarono. Un ragazzo parlava animatamente alla sua fidanzata, indicando ora un particolare, ora un altro particolare del dipinto. La ragazza guardava attentamente dove lui indicava. Poi i suoi occhi si volsero verso gli occhi del ragazzo, quasi fossero magneticamente attratti. L'amore la distraeva dall'arte. Mentre la ragazza lo fissava adorante, il ragazzo smise di parlare, troncando una frase a metà. Il suo sorriso si spense lentamente, la testa si piegò dolcemente di lato e un torrente di sangue comincio a uscire dalla sua bocca. Cadde a terra e, dietro di lui, apparve il ragazzo biondo vestito all'orientale con una minuscola pistola in mano. Aveva sparato sulla schiena del ragazzo col silenziatore. Alle sue spalle, gli altri tre stavano sfilando le armi dagli stivali. Si trattava di nuovissime, micidiali armi semiautomatiche di piccole dimensioni, fatte di un materiale speciale che i metal detector non possono rilevare. Il volto della ragazza era pietrificato in una espressione di stupefatto sgomento. Non riusciva a capire quello che stava succedendo, perché stava succedendo troppo in fretta. Colui che alcuni secondi prima le parlava d'amore e di bellezza, adesso giaceva sanguinante ai suoi piedi. Un istante dopo una pallottola le devastava la fronte. Cadde sul suo amato. Il sangue dei due ragazzi si mescolò sul pavimento. Solo allora qualcuno urlò. La gente cessò di vociare, si udirono i primi colpi. I quattro stavano sparando in tutte le direzioni. Urla strazianti cominciarono a risuonare per la sala, coprendo il rumore degli spari. Le urla divenivano sempre più forti. Poi cominciarono a diradarsi. Poi fu quasi silenzio. A terra giacevano venticinque corpi senza vita. I vivi erano tutti fuggiti. L'eco delle urla era sempre più lontano. A quel punto i quattro si voltarono verso l'opera di Botticelli e a turno, pronunciando delle parole rituali, gettarono sul dipinto l'acido che avevano portato dentro le borracce a tracolla. Alla fine lo crivellarono di colpi. Avevano fretta, sapevano che a momenti qualcuno avrebbe cercato di fermarli ed inoltre le munizioni stavano finendo. Quindi estrassero dalle tasche sui pantaloni delle microbombe adesive non più grandi di due centimetri quadrati e ne applicarono rapidamente una su ogni dipinto appeso alle pareti della sala (una microbomba da sola produce una deflagrazione modesta, appena sufficiente per distruggere un armadio o un uomo). Mentre si dirigeva verso l'uscita, calpestando i cadaveri insanguinati, il ragazzo biondo udì un debole gemito. L'uomo ai suoi piedi respirava ancora, sebbene a malapena. Era ferito sul lato destro del torace, aveva perso molto sangue. Il ragazzo riconobbe immediatamente i fiori stampati sulla camicia dell’uomo. Fiori fragili e patetici, come bambini supplicanti in un paesaggio di morte. Si inginocchiò, prese la testa dell'uomo fra le mani e lo guardò negli occhi. L'uomo agonizzante allargò gli occhi in una espressione di orrore impotente. Aveva riconosciuto gli occhi del ragazzo. Adesso sapeva che in fondo a quegli occhi c'era il male. Lui aveva sempre negato l'esistenza del male. Aveva sempre creduto che gli uomini fossero tutti buoni, che il male fosse solo una nuvola che, di tanto in tanto, portava brutto tempo sulla superficie del loro cuore. Una nuvola che il dialogo e la tolleranza avrebbero avuto il potere di annientare. Il dialogo, la tolleranza e il pacifismo improvvisamente gli apparivano per quello che erano: idoli, menzogne diaboliche. Le menzognere giustificazioni che gli ignavi accampano per sottrarsi al dovere della lotta. La lotta contro il male dentro di sé e fuori di sé. Lotta contro il peccato e lotta contro i malvagi. Ma senza l'aiuto di Dio, l'uomo non può vincere. Solo una forza sovrumana può sconfiggere il male e la morte, sua sorella. Ad un passo dalla morte, l'uomo finalmente capiva quello che non aveva mai voluto capire. Capiva di non potere fare a meno di Dio. Con una espressione di derisoria compassione, il ragazzo dagli occhi azzurri poggiò la canna della pistola fra i suoi occhi. Rivolgendo un ultimo pensiero ai suoi cari, l'uomo sussurrò "Ave Maria…". E partì il colpo. Il ragazzo si alzò e raggiunse in fretta la sala attigua, dove gli altri tre avevano già finito di piazzare le microbombe sui dipinti di Leonardo da Vinci e del Perugino. Quindi raggiunsero il corridoio e si misero a correre verso la sala di Giotto. A pochi metri dalla meta, videro arrivare in fondo al corridoio alcuni poliziotti con le armi spianate. Quindi si udì un boato, che fece tremare le pareti. Nella sala del Botticelli e nella sala di Leonardo erano esplose le microbombe. I poliziotti si fermarono per qualche istante, attendendo di capire cosa stesse succedendo. I quattro invece non smisero di correre fin quando non furono dentro la sala di Giotto. Salirono sulla pedana al di sotto della Madonna d'Ognissanti di Giotto, poggiarono le spalle al dipinto e aspettarono. Dopo una decina di secondi, la sala era piena di poliziotti. Erano in trappola, ma non sembravano preoccupati. Ora che il pubblico era affluito in sala, potevano dare lo spettacolo finale. Sui loro volti era accennato lo stesso sorriso di tranquillo trionfo. Mentre un poliziotto intimava loro di gettare le armi, le loro mani destre raggiungevano i loro cuori, dove erano attaccate delle microbombe. I brandelli dei loro corpi schizzarono per tutta la sala. Molti poliziotti erano feriti, due erano ridotti in fin di vita. Il dipinto di Giotto era completamente distrutto. Mezzo minuto dopo l'esplosione, un ragazzo molto alto in fondo alla sala premette il tasto dello stop sulla minuscola telecamera digitale attaccata all'asticciola destra dei suoi occhiali (modello molto in voga nel 2019). Era un complice dei quattro, vestito accuratamente all'ultima moda. Aveva ripreso a distanza tutte le fasi dell’attentato. I poliziotti lo avevano trovato rannicchiato a terra in un angolo della sala di Giotto appena vi erano entrati, poco prima che i quattro si facessero saltare per aria. Si copriva la testa, fingendosi impaurito. Sembrava davvero un turista scampato alla strage che non era riuscito a raggiungere l'uscita del museo insieme agli altri fuggiaschi. Un poliziotto gli intimò di uscire velocemente dalla sala. Il ragazzo andò ad appoggiarsi sul muro sul lato dell'uscita, in punto tranquillo. Nessuno faceva più caso a lui. In quei momenti concitati, i poliziotti avevano ben altro a cui pensare. Così completava indisturbato le sue riprese. Alla fine, approfittando della confusione generale, uscì dall'edificio senza farsi notare. Poche ore dopo aveva già pubblicato su You-tube il filmato completo dell'attentato agli Uffizi.

 Il giorno successivo, migliaia di musulmani festeggiarono rumorosamente l'attentato degli Uffizi in tutte le città d'Europa. Sulle tv satellitari arabe non si faceva altro che parlare dei "quattro eroi di Firenze", in particolare del ragazzo biondo, il leader del commando. Si trattava di un ex tossicodipendente svedese di ventotto anni che alcuni mesi prima, stanco dei rave party, si era convertito alla causa della distruzione dell'Occidente. Nei mesi seguenti, i telepredicatori arabi incitarono ripetutamente i musulmani a distruggere gli "empi idoli" degli infedeli. Dopo la strage degli Uffizi, tutti i maggiori musei d'Europa e d'America avevano rafforzato la vigilanza. Ma nelle antiche chiese d'Italia giacevano incustoditi migliaia di dipinti e sculture che raffiguravano la Madonna, Cristo e i santi. Nel giro di pochi mesi, centinaia di minorenni musulmani danneggiarono irreparabilmente la maggior parte di questi dipinti e sculture. Un kamikaze di undici anni si fece esplodere davanti alla mistica e sensuale statua di Santa Teresa scolpita da Gian Lorenzo Bernini, nella chiesa di Santa Maria della Vittoria in Roma. Una tv satellitare araba produsse in pochi giorni un video in onore dell'eroico undicenne. Nel video, un ragazzino scompariva in una nuvola di fumo artificiale davanti ad una maldestra riproduzione in cartapesta dell'opera del Bernini e, dopo una dissolvenza, correva felice su un campo fiorito al tramonto fino alle porte del paradiso. Il video fu trasmesso tutti i giorni, per un anno, nella fascia oraria dedicata ai programmi per bambini. Ma il peggio doveva ancora venire. Nel cuore della notte del 25 maggio 2020, ad un anno dalla strage degli Uffizi, centinaia di terroristi entrarono di sorpresa in alcuni dei più grandi musei d'Europa, li diedero alle fiamme e infine li fecero saltare per aria, suicidandosi ed uccidendo numerosi poliziotti e pompieri. La prima, gigantesca esplosione avvenne alle tre di notte in punto nell'ala sinistra del Louvre a Parigi, verso la Senna, dove erano conservati i più grandi capolavori della antica pittura italiana, francese e spagnola. Alle tre e sei minuti in punto saltava per aria il settore più importante della National Gallery a Londra. Alle tre e dodici minuti in punto saltava per aria il settore più importante del museo del Prado a Madrid. Alle tre e diciotto minuti in punto saltava per aria il settore più importante del museo di Vienna. Le esplosioni erano avvenute tutte a sei minuti di distanza l'una dall'altra. Sei, sei, sei. La strage della bellezza.

 Eppure gli europei avrebbero dovuto immaginarlo che prima o poi questo sarebbe successo. Avrebbero dovuto capirlo che il loro patrimonio artistico era in pericolo. Nel marzo del 2001 i talebani avevano distrutto i due giganteschi Buddha scolpiti sulla roccia di Bamiyan davanti agli occhi inorriditi del mondo intero. Gli estremisti islamici d'ogni genere e grado lo dicevano da tempo, che volevano ripulire il mondo intero dalle altre religioni e dai loro "idoli", come i due poveri Buddha. In realtà, essi hanno sempre voluto spazzare via non solo gli "idoli" ma ogni genere d’arte non islamica. Infatti tutta l'arte non islamica si basa su ciò che è vietato dall'Islam: la rappresentazione della realtà. Per aggirare il divieto della rappresentazione, gli artisti islamici dei secoli d'oro trasformavano le figure animali e vegetali in astratti arabeschi geometrici oppure in lettere, sillabe e parole. L’arte islamica ha una straordinaria qualità decorativa.  

 

 I musulmani non possono rappresentare il mondo e l'uomo perché credono che Dio sia infinitamente lontano dal mondo e dall'uomo. Invece i cristiani possono rappresentare perfino Dio perché credono che Dio sia entrato nel mondo e si sia fatto uomo. Nell'ottavo secolo dopo Cristo molti cristiani d'Oriente, influenzati dall'Islam, abbracciarono l'iconoclastia, un’eresia che vietava la rappresentazione di Cristo, della Madonna e dei santi. Il secondo concilio di Nicea, tenutosi nel 787, ha condannato definitivamente l’eresia iconoclasta. Infatti il rifiuto della rappresentazione di Cristo adombra il rifiuto del dogma dell’Incarnazione. I fedeli hanno bisogno di pregare davanti alle immagini di Cristo, della Madonna e dei santi. Tuttavia gli artisti cristiani non rappresentano solo Cristo, la Madonna e i santi. Non c’è nulla del mondo che essi non rappresentino, perché il Cristianesimo afferma che Dio è entrato nel mondo, illuminandolo. Gli artisti cristiani amano rappresentare soprattutto i volti dell’uomo e della donna, perché il Cristianesimo afferma che Dio si è fatto uomo nascendo da una donna. Umanizzando il divino, il Cristianesimo divinizza l'umano. Essi rappresentano il corpo umano senza veli, in quanto credono che Cristo sia risorto col suo corpo. I cristiani credono che la carne non sia la "prigione" ma sia il "tempio" dell'anima, e che sia destinata a risorgere insieme all’anima. Solo gli scrittori cristiani hanno saputo sviluppare pienamente il tema dell'amore fra l'uomo e la donna, in quanto solo il Cristianesimo attribuisce pari dignità all'uomo e alla donna. Al di fuori dell'Occidente, gli uomini trattano le donne non come persone ma come semplici oggetti sessuali, ventri per partorire. Solo gli scrittori occidentali hanno saputo vedere qualcosa di divino nell'amore che lega l'uomo alla donna, in quanto solo il Cristianesimo afferma che l'uomo e la donna sono ad immagine e somiglianza di Dio. Portando l'uomo verso la donna e la donna verso l'uomo, l'amore-eros porta l'uomo e la donna anche verso Dio (come diceva papa Ratzinger in Deus caritas est). La Divina commedia narra la storia di un uomo portato al cospetto Dio dalla donna amata. Beatrice è figura di Cristo, Dio incarnato.

Gli estremisti islamici odiano l'arte di tutte le civiltà non islamiche, ma specialmente l'arte della civiltà cristiana. La odiano in primo luogo per la sua carnalità piena di fede nell'incarnazione. L'arte più pagana e sensuale del Rinascimento ha sempre un residuo mistico. E l'arte più mistica e spirituale del Medioevo ha sempre qualcosa di sensuale. Nel momento di passaggio fra il Medioevo e il Rinascimento, Botticelli rappresentò le virtù teologali come leggiadre fanciulle dalle sensuali nudità. La Santa Teresa del Bernini era mistica e sensuale. Ma gli islamisti odiano l'arte della civiltà cristiana soprattutto per la sua eccessiva, scandalosa bellezza. Questa bellezza li turba, li seduce. Fa traballare le loro certezze. Infatti la bellezza genera amore, e loro odiano l'amore. Amano soltanto l'odio, la loro droga. La bellezza ferisce l’anima, e loro non vogliono esserne feriti. La bellezza apre nell'anima la ferita della nostalgia. Nostalgia dell'infinito. Tutta la bellezza del mondo è segno di un altro mondo più vero. I "quattro eroi di Firenze" ferirono a morte la bellezza dell'arte cristiana per non esserne più feriti. E suicidandosi, si unirono misticamente all'Odio. Per l'eternità.

Fine prima parte

 


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permalink | inviato da reginadistracci il 25/5/2008 alle 16:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
14 maggio 2008
CULTURA
Cari sconosciuti...

Cari sconociuti, invisibili visitatori,

quasi mi sento in colpa per non avere più aggiornato il mio blog da due mesi. Quando rileggo quello che ho scritto, trovo tante imperfezioni. Ho riletto "La morte dell'amore" e non ero soddisfatta. Così l'ho migliorato nella forma e ampliato nel contenuto. Qui sotto trovate le versioni migliorate. Poi ho completato anche un nuovo capitolo in due parti dal titolo "La morte della bellezza". Quando lo avrò riletto più volte, assicurandomi che la forma sia soddisfacente, lo pubblicherò. Prossimamente.

 Ma scrivere è difficile, difficilissimo. E' difficile, o forse impossibile, esprimere con esattezza un pensiero qualunque. Le parole sono insufficienti, la sintassi e la grammatica incatenano al suolo fangoso l'angelo del pensiero. I pensieri sovrastano il linguaggio come il cielo sovrasta la terra. Fra le pieghe del linguaggio è nascosto il mistero dell'iniquità universale. Quando i progenitori sono stati scacciati dal giardino dell'Eden, le loro parole hanno cominciato a coprirsi di fango, a diventare imprecise. A casa di questa genetica imprecisione, hanno cominciato a differenziarsi nelle diverse lingue e a mutare perpetuamente.

 La parole mi fanno soffrire. Vengono meno sotto le mie mani. Sono quasi una croce. Sono sacre, come la croce. Per me la ricerca delle parole esatte è un dovere assoluto. So che non le troverò mai, ma è mio dovere provarci. Il successo mi interessa molto meno di una sola frase scritta bene. In fondo, non credo di poter scrivere bene più di una frase.

 Bisognerebbe poter scrivere sempre all'indicativo presente: il tempo dell'essere. Solo frasi principali, niente subordinate. I sostantivi e gli aggettivi sono statici, atemporali; i verbi sono dinamici, temporali. Il mio sogno utopico è una scrittura fatta solo di sostantivi e aggettivi, senza verbi. Ma questa scrittura è impossibile perché viviamo nel tempo, dove tutto è movimento, mutazione e decadenza.

 Questi i materiali del mio romanzo utopico: fabbriche abbandonate, palazzi antichi, sotterranei, corridoi, scale, rottami, statue, chiodi arrugginiti, diamanti, superfici levigate, vetri rotti, buio profondo, sole allo zenit, spade, ferite, sangue, tanto sangue… Ma io non scrivo romanzi, ve ne siete accorti. I romanzi mi avviliscono: si basano sui verbi, sull'azione, sul movimento, sul tempo. Il tempo è un correre verso il nulla. Questo secolo "che di vane speranze si nutrica" vuole solo film d'azione - anche azione sessuale - ovvero film sul nulla. Ai romanzi preferisco le poesie, all'azione preferisco la staticità delle immagini e delle metafore. Fugadalfuturo non è un romanzo ma è la descrizione di un probabile mondo prossimo venturo. Una descrizione piena di ragionamento, di pensiero di cultura. Se non vi sta bene, aria. Io non voglio piacere alla maggioranza, io cerco l'attenzione di una minoranza. La minoranza di quelli che sanno pensare.


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permalink | inviato da reginadistracci il 14/5/2008 alle 17:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
14 maggio 2008
CULTURA
Diario del 9 marzo 2058: la morte dell'amore, II

 I filmati diffusi su You-tube fra il 14 e il 15 febbraio del 2021 immortalavano la morte orrenda di centinaia di ragazzi che si erano appena giurati immortale amore. Al fine di evitare altre stragi di questo tipo, gli eurocrati si affrettarono a premiare la violenza dei terroristi. Così l'8 marzo del 2021 dichiararono ufficialmente soppressa la festa di San Valentino. La morte della festa fu rumorosamente festeggiata da tutti i musulmani d'Europa. Nelle città più importanti, i festanti musulmani in preda al delirio scavarono delle gigantesche fosse, le riempirono con tonnellate di gadget valentiniani, le ricoprirono di terra e infine vi apposero delle finte lastre tombali, in cartapesta, con su scritto "Love is dead". Quei ninnoli di pessimo gusto diventavano improvvisamente simboli sublimi dell'amore romantico, della libertà, della parità fra i sessi. L'amore romantico è libero per definizione: non può essere imposto da un contratto matrimoniale. L'amore romantico è monogamo per definizione: non può legare più di un solo uomo e una sola donna. Ebbene nelle società islamiche si celebrano solo matrimoni combinati, talora poligami. Nelle società islamiche non c'è spazio né per la libertà né per l'amore.

 Mentre gli islamici gridavano vittoria, gli europei non protestavano. La soppressione di una antica festa della loro tradizione li lasciava indifferenti. Infatti essi disprezzavano tutto quello che apparteneva alla loro tradizione. Non avevano più fede in niente, anzi avevano fede solo nel Niente. L'amore romantico lo disprezzavano tanto quanto la fede nell'Infinito. In effetti, la festa di san Valentino puzzava di quella fede che essi avevano ripudiato. Non era forse intitolata ad un santo cattolico? Un famoso intellettuale così commentava la soppressione di San Valentino su Repubblica del 9 marzo 2021:

"I futuristi hanno ucciso il chiaro di luna, imperdonabile complice dell'amore romantico. Noi abbiamo ucciso l'amore romantico. La spada lucente della ragione ha trafitto la notte della superstizione amorosa, sorella della superstizione religiosa. L'amore ci conduce bendati fin dentro la prigione del matrimonio. Quando finalmente la benda cade dai nostri occhi, è troppo tardi: i preti hanno già chiuso la porta della prigione alle nostre spalle. Come si può imporre ad un uomo che cammina in un prato fiorito di non cogliere più un fiore? Come si può obbligare un uomo a stringere un fiore appassito mentre attorno a lui fiorisce e rifiorisce in continuazione la primavera? No, non credete all'amore: credete solo al sesso. Credete all'energia vitale del sesso, che pulsa insieme all'energia che tiene insieme l'universo. Credete alla terra, non al cielo. Non credete cielo che, per alcuni istanti, vi sembra di vedere riflesso negli occhi della persona amata. Se vi lasciate sedurre dall'illusoria beatitudine dell'amore, brucerete nell'inferno della delusione. L'unico antidoto alla tristezza di Leopardi è l'allegria di De Sade. La pornografia ha democraticamente insegnato al popolo le squisite perversioni che nel diciottesimo secolo esercitavano gli aristocratici nei loro budoir. State allegri, dunque! Però è vero che il diletto dell'allucinazione amorosa è tanto effimero quanto sublime. Nessun altro diletto terrestre può eguagliarlo. Perché dunque rinunciarvi? Impariamo ricreare le allucinazioni dell'amore come ricreiamo allucinazioni della droga. Se assumiamo sempre la stessa sostanza nella medesima quantità, le allucinazioni sbiadiscono e infine svaniscono per effetto dell'assuefazione. Per rinnovarle, dobbiamo aumentare gradualmente le dosi e variare le sostanze. Analogamente, per rinnovare la piacevole allucinazione amorosa dobbiamo cambiare continuamente l'oggetto d'amore. Impariamo dalle api, che si separano in fretta da un fiore, quando il polline è esaurito, e corrono verso un altro fiore, e poi verso un altro fiore ancora. Perché l'importante non è amare la stessa persona per tutta la vita, ma amare per tutta la vita".

 Nel diciannovesimo secolo Dio era stato dichiarato ufficialmente morto. Due secoli dopo, l'amore lo seguiva nella tomba. Alla morte di Dio, non poteva che seguire la morte dell'amore. Negli anni Venti furono celebrati i lunghi funerali dell'amore. Il matrimonio tradizionale non è mai stato vietato, semplicemente è caduto in disuso. Oggi quasi tutte le coppie contraggono un matrimonio a tempo, un geniale compromesso fra il matrimonio tradizionale e la convivenza introdotto dal governo di Bruxelles nel 2025. Il matrimonio a tempo ha una durata legale di due anni. Sono pochi i coniugi che si risposano fra di loro più di tre volte di seguito, oltre la famosa crisi del sesto o settimo anno. Difficilmente le donne riescono a risposarsi dopo il quarantacinquesimo anno di età. Invece, la maggior parte degli uomini passano l'ultima parte della loro vita in compagnia di giovani mogli-badanti, quasi tutte originarie dell'Europa dell'est. Molti di loro muoiono in circostanze poco chiare, lasciando tutti i loro beni alle mogli-badanti. Le autorità chiudono sempre un occhio.

 Nel 2030, sotto la pressione delle potenti lobby pedofile, gli eurocrati legalizzarono l'adozione di minori da parte di soggetti "single", una forma surrettizia di matrimonio adulto-bambino. Da allora il tasso di natalità fra gli europei autoctoni ha cessato di decrescere. Infatti la legge consente alle coppie sposate di mettere al mondo dei bambini al solo scopo di venderli, letteralmente venderli, ai single. Così le coppie che non vogliono fare figli per amore, li fanno per soldi. Semplice, razionale. Inorridite, cari lettori del 2008? Ma come, in un libro di successo uscito nel 2007 (No kid. Quaranta ragioni per non avere figli di Corinne Maier) i bambini non venivano forse definiti "parassiti"? Dovete ammettere che i pedofili sono gli unici che ai "parassiti" possono chiedere qualcosa in cambio del vitto e dell'alloggio che danno loro.

 Alla fine degli anni Trenta del ventunesimo secolo, Donatien Alphonse François De Sade aveva definitivamente preso il posto di Karl Marx nel cuore degli intellettuali e dei giornalisti europei. Il loro ideale sommo non era più la giustizia sociale ma la giustizia sessuale. Nel pamphlet "Francesi, ancora uno sforzo se volete essere repubblicani", pubblicato nel 1795 assieme a La filosofia nel budoir, De Sade chiedeva al governo rivoluzionario di creare dei bordelli di stato molto particolari:

 "Nelle città saranno costruiti vari edifici sanitari, vasti, ben arredati e sicuri da tutti i punti di vista; le creature di ogni età e sesso saranno offerte ai capricci dei libertini che desiderino il piacere, ed esse per regola dovranno essere sottomesse a loro nel senso più assoluto, tanto che il minimo rifiuto verrà punito immediatamente ad arbitrio di colui al quale sarà stato rivolto. (…) Invano dunque le donne possono invocare in loro difesa il pudore o l'attaccamento ad altri uomini; sono espedienti chimerici di nessun valore. Già abbiamo visto come il pudore fosse un sentimento artificioso e da disprezzare; l'amore, che può essere definito la follia dell'anima, non ha più titoli del precedente per giustificare la fedeltà di una donna: non soddisfacendo che due individui, l'amante e l'amata, non può servire alla felicità degli altri, mentre le donne ci sono state date per la felicità di tutti e non per una felicità egoista e privilegiata. Tutti gli uomini hanno quindi un diritto di godimento uguale su tutte le donne; non c'è nessun uomo che per legge di natura possa arrogarsi un diritto unico e personale sopra una donna. (…) A questo punto bisognerebbe fissare l'età; ma io sostengo che questo non può essere fatto senza intralciare la libertà di chi desideri godere di una fanciulla indipendentemente dalla sua età. Chi ha il diritto di mangiare il frutto di un albero può certamente prenderlo quando è maturo ma anche quando è acerbo, secondo il proprio gusto. (…) e fermo restando la clausola di concedersi a tutti coloro che le desiderano, bisogna che anche loro abbiano la libertà di godere ugualmente di tutti quelli che giudicheranno degni di soddisfarle"

 Verso la metà degli anni Trenta, gli intellettuali e i giornalisti europei orchestrarono una vasta campagna d'opinione a favore del "progetto De Sade", che prevedeva la realizzazione di alcuni "templi dell'amore" simili a questi bordelli immaginati dal divino marchese. Nel 2038 il governo di Bruxelles approvò il progetto. Il 14 febbraio del 2039 fu inaugurato il primo tempio, proprio nella città di De Sade. Nel corso degli anni ne sono stati costruiti numerosi altri. Oggi solo a Parigi ce ne sono trenta. Sebbene non siano obbligati a farlo, quasi tutti i giovani fra i 15 e i 30 anni accettano di prestare servizio nei templi dell'amore almeno mezza giornata a settimana. In effetti, il servizio nel tempio è ben retribuito dallo Stato ed è reso molto piacevole dalle più avanzate tecnologie. Mentre il "vestale del tempio" (come viene chiamato) svolge la sua mansione, una apparecchiatura virtuale di ultima generazione proietta nella sua mente l'immagine di un partner ideale di sua scelta. Alcuni vestali scelgono l'immagine di un divo o una diva del cinema, altri si costruiscono con dei programmi speciali l'immagine di partner totalmente immaginario, figlio della loro mente (roba da mandare in estasi i vecchi idealisti). I clienti dei templi sono per la maggior parte uomini e donne di mezza età. A questo proposito, qualcuno scrisse su Repubblica nel 2039: "la carne vecchia è sempre stata torturata dal desiderio della carne giovane. Finalmente oggi questo desiderio diventa un diritto. Sono finiti i secoli bui in cui le donne sfiorite erano sistematicamente respinte da coloro che avrebbero potuto dare loro un po' di piacere. Sono finite le epoche oscure in cui gli uomini non più giovani erano costretti a cercarsi la carne fresca ai bordi delle strade, di notte, come malfattori". In effetti oggi non ci sono più prostitute ai bordi delle strade in quanto tutte le ragazze sono prostitute. E i gigolo non sono più un lusso per vecchie miliardarie. Questa sì che è democrazia.

 Nel 2038 gli anticoncezionali furono vietati. Poco male: gli anticoncezionali hanno sempre avuto una percentuale non indifferente di fallimento. Secondo uno studio australiano, facevano regolarmente uso di anticoncezionali ben il 60% delle donne australiane che nel 2007 avevano avuto delle gravidanze indesiderate. La contraccezione non previene ma, al contrario, favorisce l'aborto. Per fare un solo esempio, nel 1974 furono resi obbligatori in tutte le scuole americane i corsi di "educazione sessuale" incentrati sull'informazione contraccettiva. Ebbene, nel 1986 la percentuale degli aborti fra le minorenni era più che doppia rispetto alla stessa percentuale del 1974. La cultura della liberazione sessuale propaganda l'aborto come il contraccettivo d'emergenza da usare in caso gli altri abbiano fallito. L'aborto è un accessorio fondamentale della libertà sessuale. Il "diritto" di condurre una vita sessuale dissoluta implica il "diritto" di sbarazzarsi delle conseguenze della vita sessuale dissoluta. Non è un caso che le battaglie per l'aborto in Occidente siano avvenute negli stessi anni in cui esplodeva la "rivoluzione sessuale".

 Nel 2038 Bruxelles vietò gli anticoncezionali al fine di incentivare al massimo le "gravidanze indesiderate" fra le donne, specialmente le ragazze che prestavano servizio nei templi. Infatti trovavano che gli embrioni e i feti umani fossero una eccellente fonte di proteine. Da vent'anni, i frutti degli aborti vengono inscatolati nelle cliniche e venduti nei negozi specializzati. I "protettori" sono disposti a spendere cifre altissime per affondare i denti sui figli mai nati degli odiati "protetti". Gli embrioni sott'olio sono relativamente più a buon mercato. Più rari e costosi i feti freschi di sette o otto mesi… Inorridite forse, cari lettori del 2008? Ipocriti! Non dite voi forse che gli embrioni sono solo vegetali, che i feti non hanno un'anima? Vi sentite forse dei criminali quando mangiate dei vegetali? E poi buttare i bambini abortiti in discarica, come spazzatura, è davvero tanto meno orrendo che  mangiarli? Ma c'è di peggio: alcune donne accettano di vendere ai ricchi buongustai anche bambini appena partoriti. Ancora inorridite? Ma come, ai vostri tempi un certo Peter Singer, professore di etica e filosofia presso la Princeton University, non dice forse che il neonato non ha più dignità di un pesce? Vi sentite forse dei criminali quando mangiate il pesce? In effetti, fra un neonato e un feto non ci sono delle differenze sostanziali. Se dunque vi sembra moralmente lecito sopprimere un feto, non si capisce perché non dovrebbe sembrarvi altrettanto lecito sopprimere un neonato.

 All'inizio del secolo, le organizzazioni del terrorismo islamico si finanziavano col commercio illegale della cocaina, del viagra e del cialis contraffatti (cfr. E. Inversetti, "In armi con il dio denaro", Tempi, 28 febbraio 2008). In sostanza, i terroristi vedevano ai loro nemici occidentali degli strumenti di dissoluzione mentale e morale, e ci guadagnavano pure sopra. Alcuni decenni dopo, i "protettori" hanno cominciato a vedere ai "protetti" anche la pornografia, ricavandone profitti stratosferici. Nel corso degli anni Venti acquisirono, uno dopo l'altro, tutti gli studi di produzione della pornografia presenti in Europa. Oltre alla pornografia tradizionale, soft ed hard, essi hanno cominciato a produrre quella pornografia che cinquanta anni fa era considerata criminale. Tutti gli individui che manifestano apertamente dei sentimenti di ribellione nei confronti del regime o hanno atteggiamenti sospetti, rischiano seriamente di diventare protagonisti di uno snuff-movie. Se in Unione Sovietica i dissidenti venivano spediti nei gulag, invece oggi in Eurabia i dissidenti vengono violentati, torturati e uccisi sotto le telecamere. E il pubblico è contento.

 Nel Sessantotto la libertà veniva descritta con queste tre parole: "sesso, droga e rock'n roll". Ebbene oggi il sesso e la droga sono gli accessori fondamentali della nostra schiavitù. I nostri carnefici ci vendono sesso e droga per distruggere le nostre coscienze, per renderci schiavi mansueti. Cinquanta anni fa gli europei pensavano che essere liberi significasse condurre una vita dissoluta, senza responsabilità, senza ideali. Hanno voluto il divorzio, hanno voluto l'aborto, hanno chiesto e talora ottenuto la liberalizzazione delle droghe. Insomma, gli europei hanno scambiato la libertà col libertinaggio. E il libertinaggio ha spianato la strada alla teocrazia religiosa. I "protettori" non hanno dovuto fare molta fatica per sottomettere una massa di debosciati senza altro ideale che il piacere immediato.

 "Nella vacca entra Parsife, \ Perché 'l torello a sua lussuria corra" (Dante, Purg, XXVI, vv. 41-42). Come Parsife, l'Europa si è infilata nelle "imbestiate schegge" (ivi, v. 87) e si fa possedere dal suo millenario nemico. Ma agli inizi del secolo gli europei erano ancora in tempo per non diventare bestie. Erano ancora in tempo per riscoprire la libertà autentica. Che non è la libertà di condurre una vita dissoluta ma la libertà di vivere per l'ideale. Erano ancora in tempo per capire che la morale non è un elenco di divieti ma una serie di affermazioni. La morale vieta i piaceri falsi per affermare il piacere autentico, la felicità autentica. Non c'è sommo piacere se non nel sommo amore. Gli europei erano ancora in tempo per riscoprire l'amore autentico. Che non è una eccitazione passeggera ma una strada. Gli idealisti sbagliavano: la temporanea beatitudine amorosa non è una illusione soggettiva ma una prova oggettiva della beatitudine finale. Una beatitudine da raggiungere percorrendo fino in fondo la strada dell'amore, che passa attraverso il deserto delle fatiche quotidiane. Bisogna attraversare il deserto per arrivare alla terra promessa.

 Dante, in paradiso, vede la luce di Dio riflessa sul volto di Beatrice: …"rimirando in lei, lo mio affetto \ Libero fu da ogni altro disire, \ Fin che il piacere etterno, che diretto \ Raggiava in Beatrice, dal bel viso \ Mi contentava col secondo affetto." (Paradiso, XVIII, VV. 14-18). Dante scriveva queste cose quando la civiltà europea era nel suo pieno rigoglio. Quando l'Europa credeva in un Dio d'amore, dominava il mondo intero. Quando ha smesso di crederci, si è lasciata dominare dal mondo intero.


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14 maggio 2008
CULTURA
Diario del 2 marzo 2058: la morte dell'amore, I

 Il cuore che teneva sul palmo della mano sinistra grondava di sangue. I suoi occhi erano illuminati da un odio infernale. Dalla sua gola usciva un groviglio inesplicabile di vocali e consonanti. Due uomini ai suoi lati sparavano in aria dei colpi di mitragliatore ad intervalli regolari. Quando ebbe finito di berciare le parole rituali, sollevò il cuore in alto, come un trofeo. Sulla sua faccia estatica caddero alcune gocce di sangue. Poi abbassò lentamente il braccio, si inginocchiò e pose il cuore accanto ad un altro cuore, sopra una scatola rossa. Una di quelle scatole di cioccolatini a forma di cuore che un tempo gli innamorati si scambiavano il giorno di San Valentino. Dopo il 14 febbraio del 2021, non sarebbero più circolati alla luce del sole né regali fra innamorati né innamorati. La mattina di quel giorno, in piazza Duomo a Milano, un ragazzo regalava alla sua ragazza la scatola a forma di cuore che, quel pomeriggio, sarebbe diventata il funebre talamo dei loro cuori. Alla sera, apparve su You-tube il filmato in cui l'uomo con gli occhi pieni d'odio si accaniva, con un coltellaccio, sui due ragazzi di Milano. Il giorno successivo, furono diffusi i filmati delle esecuzioni di centinaia di innamorati, catturati a coppie per le strade delle principali città europee da cellule terroristiche collegate fra loro. Secondo un sondaggio subito commissionato dall'UE, solo lo 0,5 per cento dei musulmani d'Europa si dissociavano dai terroristi. Gli europei avrebbero dovuto capirlo già da molto tempo, che agli islamici quella festa non piaceva proprio. Da almeno vent'anni, ogni San Valentino, si svolgevano delle violente manifestazioni contro la festa degli innamorati in varie città del Medio Oriente.

 Sebbene la maggior parte degli innamorati fossero stati rapiti in luoghi affollati, alla presenza di molti testimoni, nessuno dei rapitori fu mai catturato o solo identificato. A dire il vero, i poliziotti e i magistrati non si diedero molto da fare per trovarli. Infatti era impossibile arrestare un solo terrorista senza scatenare delle violente manifestazioni di protesta da parte di tutte le comunità musulmane. Cosa ancora più importante, i poliziotti e i magistrati stavano bene attenti a non lasciarsi sfuggire una sola parola poco lusinghiera verso quelli che ancora si chiamavano extracomunitari. Allora infatti bastava poco per essere accusati di xenofobia e finire sul patibolo. La pena di morte per il reato di xenofobia era stata introdotta nel 2020 dal governo di Bruxelles. Nel corso del secondo decennio del secolo, i burocrati di Bruxelles avevano gradualmente concentrato tutti i poteri nelle loro mani, togliendoli ai singoli governi nazionali. Chiusi nella loro reggia di Bruxelles, gli eurocati facevano di tutto per non inimicarsi i nuovi padroni dell'Europa. Nel corso del primo decennio del secolo gli eurocrati avevano fatto le prove generali del collaborazionismo. Ad esempio, avevano bloccato una manifestazione di protesta contro l'islamizzazione dell'Europa che avrebbe dovuto tenersi l'11 settembre del 2007 a Bruxelles. Gli organizzatori della manifestazione furono ovviamente accusati di essere "xenofobi".

 Dopo le stragi del 14 febbraio 2021 gli eurocrati, da bravi collaborazionisti, si affrettarono ad abolire quella festa che tanto dava fastidio ai terroristi e ai loro sostenitori. Gli europei autoctoni non la presero tanto male. Dopo anni di "liberazione sessuale", la festa dell'amore monogamo sembrava loro vagamente ridicola. Curiosamente, l'amore monogamo non andava a genio tanto ai "progressisti" europei che agli "oscurantisti" islamici. Evidentemente, progressismo e oscurantismo sono due facce della stessa medaglia. Evidentemente, il progressismo è una forma più sottile di oscurantismo. L'ideologia "progressista" della "liberazione sessuale" è oscurantista. Oscura il cuore dell'uomo. Lo mette al di sotto dei suoi genitali.

 Il progressismo è lo strascico post-moderno dell'illuminismo. Dall'illuminismo sono scaturite le due principali correnti di pensiero della modernità: l'idealismo romantico e lo scientismo materialista. Secondo l'idealismo, la mente umana avrebbe il potere quasi divino di dare un ordine alla realtà materiale, che in se stessa sarebbe puro caos ("noumeno", nel linguaggio kantiano). L'ordine e il senso della realtà non starebbero dunque nella realtà stessa ma nella mente dell'uomo, sarebbero idee dell'uomo (da cui idealismo). Anche il senso della sua vita sarebbe solo una idea oppure, a seconda dei casi, una illusione dell'uomo. In effetti, i romantici idealisti concepivano l'innamoramento come una semplice "illusione" soggettiva sovrapposta alla realtà oggettiva del sesso. La letteratura romantica esaltava la squisita "illusione" di quello che ancora si chiama "amore romantico". Giacomo Leopardi contrapponeva, in maniera vagamente manichea, la bellezza delle illusioni alla bruttezza della realtà. L'illusione amorosa in particolare aveva per lui un valore quasi religioso: "Che mondo mai, che nova \ immensità, che paradiso è quello \ là dove spesso il tuo superbo incanto parmi innalzar!" (Il pensiero dominante, vv. 100-103). Ma l'illusione amorosa è destinata a dileguarsi in fretta, come i sogni al sopravvenire della luce del giorno. L'innamorato si accorge all'improvviso di amare una donna immaginaria, sebbene somigliante in tutto alla donna amata. La creatura angelica che innalza la sua mente fino al paradiso, e il paradiso stesso, non esisterebbero al di fuori della sua mente: "Vagheggia \ il piagato mortal quindi la figlia della sua mente, l'amorosa idea, \ che gran parte d'Olimpo in sé racchiude, \ tutta al volto ai costumi alla favella \ pari alla donna che il rapito amante vagheggiar ed amar confuso estima. \ Ora questa egli non già, ma quella, ancora \ nei corporali amplessi, inchina ed ama. \ Alfine gli errori e gli scambiati oggetti \ conoscendo, s'adira… " (Aspasia, vv. 38-46). Il don Giovanni di Nikolaus Lenau dice alla donna che ha appena sedotto con l'inganno: "Quel che è accaduto e ti turba, accade a ogni donna nell'accoppiarsi con un maschio. Ella ama un fantasma nel mondo dei sogni. E quando accoglie tra le braccia un uomo, ne stringe uno ben diverso da quello che immagina. Questa maledizione perseguita la menzogna dei sensi: abbaglio, inganno perfino nell'ebbrezza legittima. Anche il matrimonio è adulterio". Un velo sugli occhi: questo l'amore secondo gli idealisti. Come il velo che copre i volti dei due amanti che si baciano in un famoso quadro di René Magritte.

 Sebbene non fossero fautori di uno stile di vita casto, gli idealisti romantici non stravedevano per il sesso. Lo trovavano eccessivamente materiale Essi avevano ben chiaro che l'ebbrezza dei sensi consuma gradualmente l'estasi dello spirito, come il fuoco consuma la legna. E quando l'estasi dello spirito è del tutto estinta, i sensi si spengono, come si spegne il fuoco quando la legna è cenere. Di tutte le estasi terrene resta solo cenere. La terra è destinata a diventare nulla, insieme all'universo intero. Se la vita terrena non approda alla vita eterna, se le effimere estasi terrene non anticipano le infinite estasi eterne, se in sostanza Dio non c'è, allora la vita umana è solo schiuma sul mare del nulla. Oscillando fra una fede incerta e un ateismo certo, i romantici idealisti non potevano che avere uno sguardo pessimista sul sesso, sull'amore e sulla vita intera. Non aveva dunque torto l'idealista ateo Arthur Schopenhauer, dal suo punto di vista, a nutrire un medesimo disprezzo per il sesso, per l'amore e per la vita: "Non è stato infatti notato come illico post coitum auditur cachinnus Diaboli (subito dopo il coito si sente la risata del diavolo)? Il quale, parlando seriamente, nasce dal fatto che il desiderio sessuale, anche quando, fissandosi su d'una determinata donna, diventa amore, non è che la quintessenza di tutto l'imbroglio di questo magnifico mondo, il quale promette delle grandiosità senza fine e senza limiti e poi mantiene queste promesse in modo così miserabile" (Arthur Schopenhauer, da Parerga e Paralipomena, in Morale e Religione, Mursia 1981, p. 226).

 Il materialismo ha travolto da tempo, come una gigantesca onda di fango, le fragili dighe dell'idealismo. Secondo i materialisti, l'uomo è un essere puramente biologico che deve obbedienza solo alla natura, una dea materiale che, dal diciottesimo secolo, occupa il posto lasciato vuoto dal Dio trascendente. Se in un'ottica idealistica il sesso non è che un aspetto secondario dell'amore, viceversa in un'ottica materialistica è l'amore ad essere un aspetto secondario, un ornamento emotivo, un carburante sentimentale del sesso. Un carburante troppo raro e costoso che si esaurisce in fretta. L'illuminista Donatien-Alphonse-François De Sade ne trovò un altro più a buon mercato e praticamente inesauribile: la perversione. Il divino marchese era fermamente convinto che la perversione fosse una componente essenziale dalla sessualità umana. A suo parere non la perversione, ma la virtù sarebbe stata contro-natura.

 In fondo Sigmund Freud non era in totale disaccordo col divino marchese. La tesi di Freud, tuttora accettata, è che la nevrosi sia effetto della repressione morale degli istinti. Ma Freud era fermamente convinto che la morale fosse assolutamente necessaria al buon funzionamento della società La psicanalisi non spinge il nevrotico a soddisfare i desideri sessuali che lo turbano a livello inconscio ma casomai lo aiuta a conoscerli e a dominarli. La psicanalisi, in sostanza, aiuta il nevrotico a convivere con la morale. Ma resta sottinteso che nessuno diverrebbe nevrotico se potesse soddisfare tutti i suoi desideri sessuali "antisociali". In effetti negli anni Venti il dottor Wilhelm Reich sosteneva che l'uomo non dovesse adattarsi alla morale ma liberarsi di essa. Nel momento in cui avesse potuto soddisfare liberamente tutti i suoi istinti, l'uomo sarebbe stato finalmente libero dalla tirannia della nevrosi e dell'infelicità. Insomma, secondo Reich la felicità perfetta coinciderebbe con la libertà sessuale perfetta. Nel libro Teoria del corpo amoroso, pubblicato in Francia nel 2000, Michel Onfray non ha fatto altro che ripetere le cose che Reich aveva già detto, e meglio, nel libro La rivoluzione sessuale, pubblicato nel 1930.

 Nel mondo moderno la libertà sessuale diviene una sorta religione materiale sostitutiva della religione trascendente. Secondo il Cristianesimo l'uomo è allo stesso tempo carne e spirito, invece secondo il materialismo l'uomo è solo carne. Se l'uomo è solo carne, la sua felicità non può consistere in altro che nella piena soddisfazione di tutti i desideri della carne. Per raggiungere la piena felicità carnale, l'unica possibile, quest'uomo puramente materiale deve assolutamente sbarazzarsi di un religione che predica la sottomissione dei desideri della carne ai desideri dello spirito. Per raggiungere la piena felicità terrena, l'unica possibile, quest'uomo senz'anima deve sbarazzarsi di una religione che lo fa vivere nell'attesa di una impossibile beatitudine ultraterrena. In effetti, già Freud pensava che il sentimento religioso non fosse altro che una proiezione del desiderio sessuale insoddisfatto. Se l'uomo potesse soddisfare tutti i suoi desideri sessuali, sentirebbe ancora il bisogno di Dio? Il poeta André Breton dichiarò che lo scopo ultimo della rivoluzione surrealista era di "rovinare definitivamente l'abominevole nozione cristiana del peccato, della caduta originale, dell'amore redentore, per sostituirgli con tutta certezza quella dell'unione divina dell'uomo e della donna… Una morale basata sull'esaltazione del piacere spazzerà presto o tardi l'ignobile morale della sofferenza e della rassegnazione, mantenuta dagli imperialismi sociali e dalla Chiesa".

 La libertà sessuale è una vera e propria ideologia. Mentre le ideologie sociali crollavano, la rivoluzione sessuale trionfava. Il popolo d'Occidente ha appreso in fretta le nuove virtù cardinali dell'infedeltà, dell'intemperanza, della volubilità e dell'irresponsabilità predicate dai sacerdoti di questa ideologia. Solo in Italia, i divorzi erano aumentati del 73 per cento dal 1995 al 2005 (Repubblica, 19 dicembre 2007). In tutta Europa, nel corso del primo decennio, quasi un matrimonio su tre era finito in divorzio. E mentre il numero delle coppie sposate diminuiva, quello delle coppie conviventi aumentava. Il tasso di "mortalità" delle convivenze extra-matrimoniali era addirittura superiore a quello dei matrimoni. Sempre più numerose, infine, erano le coppie "aperte" o dedite allo scambismo.

 La prostituzione c'è sempre stata, fin dagli albori dell'umanità Ma alla fine del ventesimo secolo la domanda di prostituzione in tutto l'Occidente era cresciuta a tal punto che i "liberi professionisti" del settore non bastavano più a soddisfarla. Servivano dei rinforzi. "Ci sono più persone ridotte in schiavitù oggi di quante non ne siano state portate via dall'Africa nei 350 anni di commercio degli schiavi", sosteneva nel 2004 Kevin Bales, presidente di "Free the slaves", la più grande organizzazione americana contro la schiavitù, nel 2004 (D, 28\2\04). Forse in Arabia Saudita? Nient'affatto: nell'Occidente dei diritti dell'uomo. Ucciso dai cristiani nel Medioevo (vedi Marc Bloch, La servitù nella società medievale), riesumato per breve tempo dagli anglosassoni fra i secoli diciottesimo e diciannovesimo, il mostro della schiavitù veniva risuscitato dagli atei nel ventesimo secolo. Lo schiavismo sessuale non è figlio della religione ma dell'ateismo libertario; non è effetto della repressione morale ma della libertà sessuale. La libertà sessuale dei ricchi produce la schiavitù sessuale dei poveri. In Italia nel 2008 erano presenti sulle strade circa 80.000 prostitute schiave, di cui il 20 per cento minorenni. Negli Usa nel corso dei primi decenni del secolo venivano introdotti ogni anno illegalmente e costretti a prostituirsi 200.000 fra donne e minorenni provenienti dai paesi poveri (dati forniti dalla Cia). Intanto, la prostituzione infantile prosperava in molti paesi del Terzo Mondo, attirando ogni anno milioni di turisti sessuali dall'Occidente.

 La pedofilia c'è sempre stata, ma in forme marginali. Invece nel ventesimo secolo è diventata un fenomeno di massa. Che c'è da stupirsi? L'ideologia della liberazione sessuale non predicava forse l'abbattimento di tutti i tabù sessuali? Perché mai il tabù della pedofilia non avrebbe dovuto essere abbattuto a furor di popolo? E in effetti fu abbattuto, sia pure non ufficialmente. Da una costola dell'ideologia della liberazione sessuale nacque l'ideologia del perfetto pedofilo. Con zelo missionario, gli adepti di questa ideologia cercavano di aiutare i bambini a scoprire la loro sessualità e a viverla serenamente, senza inibizioni. Freud non aveva forse detto che un bambino pieno di inibizioni diventa un adulto nevrotico? Dal 1983, la Danish Pedophile Association si batteva apertamente per la legalizzazione dei rapporti "consenzienti" fra adulti e bambini. Già nel 1972 negli Usa il portavoce del Movimento per i Diritti Omosessuali e del North American Man-Boy Love Association (NAMBLA) aveva dichiarato: "L’obiettivo ultimo del movimento di liberazione degli omosessuali è il raggiungimento della libertà di espressione sessuale per tutti – non solo per gli adulti gay e lesbiche, ma anche per i ragazzi e i bambini". Nel 2004 i casi di pornografia infantile su cui ha indagato l'Fbi sono aumentati di ben ventitré volte rispetto al 1996 (dato riferito da Pamela Paul nel libro Pornified. How pornography is transforming Our Lives, Our Relationship and Our families).

 La pornografia è nata insieme alla fotografia. All'inizio la pornografia circolava in forme clandestine, come a droga. In effetti, aveva successo come la droga. Negli anni Sessanta i paesi scandinavi legalizzarono per primi la pornografia. Alla fine degli anni Settanta la pornografia era ormai legale in tutti i paesi occidentali. Negli anni Ottanta si vendevano circa dodici porno-cassette per ogni videoregistratore sia in Europa che negli Usa. Nel 2000, il 70 per cento della produzione mondiale degli audiovisivi era di carattere pornografico. Nel 2008 il fatturato dei siti pornografici on-line  (circa 100.000 solo negli Usa) rappresentava quasi il 30 per cento dell'intero fatturato mondiale dell' e-commerce. Accanto al mercato della pornografia legale, cresceva il mercato della pornografia criminale. I video criminali mostravano stupri, torture e omicidi reali, non simulati, di soggetti ovviamente non consenzienti. Soprattutto bambini. Già nel 2000 don Fortunato Di Noto, presidente di una associazione anti-pedofilia, aveva denunciato inascoltato: "c'è chi è disposto a spendere 40 milioni per un video che mostra l'uccisione di un bambino, chi darebbe centinaia di dollari per l'audio con i lamenti di un minore violentato, chi offre centomila lire per una foto di rapporti con animali. E il prezzo cresce se il bimbo è molto piccolo" (Famiglia Cristiana, 10 dicembre 2000).

 Secondo gli ideologi della libertà sessuale la violenza è un effetto collaterale della repressione sessuale. In Psicologia di massa del fascismo, Reich dice più o meno che i nazisti sentirono il bisogno di invadere la Polonia perché non facevano abbastanza sesso. L'idea di Reich è semplice: chi sfoga le sue energie vitali nel sesso, non le sfoga nella violenza. Questa idea ha avuto molta fortuna. "Fate l'amore e non la guerra" era uno degli slogan più famosi del Sessantotto. In realtà la violenza non estingue le pulsioni sessuali: i violenti sono quasi sempre anche dei violentatori. Viceversa la libertà sessuale non estingue le pulsioni violente, anzi le accentua. La lussuria - lasciate che la chiami almeno una volta col suo nome - non è un antidoto ma, per così dire, un aperitivo della violenza. La libertà sessuale senza limiti sconfina inevitabilmente nella violenza sessuale. La violenza è l'estremo afrodisiaco per nervi logorati da troppi amori. De Sade l'ha detto chiaramente. E quale è la violenza più pura, e quindi più afrodisiaca, se non quella che si accanisce sull'innocenza dell'infanzia?

Fine prima parte

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9 marzo 2008
CULTURA
Diario del 9 marzo 2058: la morte dell'amore, parte seconda
Ripubblicato il 14 maggio.

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9 marzo 2008
CULTURA
Diario del 2 marzo 2058: la morte dell'amore, parte prima.
Ripubblicato il 14 maggio

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14 gennaio 2008
POLITICA
Diario del 14 gennaio 2058

 Mi domando quale sia stato l'ultimo momento del passato, l'estremo istante utile per cambiare la rotta, per portare la nave della civiltà occidentale fuori dalle rapide che correvano verso il baratro. Alla ricerca di quell'istante, esploro instancabilmente la foresta del web . Cinquanta anni nel web regnava la più totale anarchia. In essa tutti potevano dire tutto quello che volevano e trovare tutte le informazioni che cercavano. Oggi invece dietro ogni albero della foresta del web si nasconde un poliziotto del pensiero. Il governo non può impedire ai suoi cittadini-sudditi di connettersi, ma può controllare tutto quello che si dicono fra di loro sulla rete (le tecnologie di controllo hanno fatto passi da gigante). Il governo si dà molto da fare anche per sbarrare l'accesso ai siti, perlopiù stranieri, che divulgano informazioni "pericolose". Soprattutto informazioni sul passato. Il governo controlla il nostro passato per controllare il nostro futuro. Una ventina di anni fa il governo ha intrapreso l'opera di distruzione sistematica di tutti i siti e i server a lui sgraditi. Allora il tesoro immenso di informazioni in essi contenuto fu trasferito da alcuni dissidenti in centinaia di migliaia di potentissimi server, detti Freepast, attivi nelle zone libere degli Usa. Per accedere a questi server dall'Europa, occorre essere degli abilissimi hacker, come me.

 

 Di recente ho trovato in un sito Freepast la riproduzione della copertina un vecchio giornale italiano datato aprile 1936. In alto, a centro pagina, campeggia un articolo con annessa foto delle finaliste del concorso di miss Europa; poco sotto, un articolo sulla diva Greta Garbo; a fondo pagina, di lato, un trafiletto con annessa piccola foto di una gigantesca parata militare tenutasi in Germania alla presenza di Adolf Hitler. A quei tempi in pochi, troppo pochi, trovavano preoccupante il riarmo in grande stile della Germania. Ancora pochi mesi prima dell'inizio delle ostilità, in Inghilterra prevaleva l'idea che Hitler non avrebbe mai fatto sul serio. Il primo ministro Chamberlain era convinto che, per tenere buono il mostro, bastava fargli firmare qualche foglio di carta. Si stava avvicinando all'Europa una tempesta di sangue, se ne poteva udire distintamente il rumore lontano. Ma la gente non voleva udire, non voleva sapere. I concorsi di bellezza e le vicende di una diva di Hollywood occupavano i loro pensieri più di Hitler. Che c'è da stupirsi? La gente ha sempre preferito pensare alle cose piacevoli e superficiali che alle cose serie e spiacevoli. La distrazione ha sempre avuto un immenso potere di seduzione sulla mente umana.

 

 Cinquant'anni fa, nel pieno rigoglio della "civiltà dello spettacolo", la distrazione era diventata un ideale di vita Quei pochi eccentrici che sentivano la tempesta avvicinarsi, venivano insultati col nome di "islamofobi". Sui giornali e sulle televisioni d'Italia si parlava quasi più di calciatori e di veline che non di terroristi. I quali intanto si moltiplicavano, come topi, in quelli che ancora si credevano essere "luoghi di preghiera". Invece a nessuno sembrava catastrofica la catastrofica contrazione demografica europea.. Attorno al 2008, fra gli europei autoctoni c'erano circa tre ultra-sessantacinquenni per ogni giovane. Nel 2020, i vecchi europei si accorsero all'improvviso, troppo tardi, di essere accerchiati da un esercito di giovani stranieri ostili. Sebbene un simile scenario fosse largamente prevedibile, nel 2008 era vietato discuterne. A quei tempi, chi provava a sollevare il problema dell'invecchiamento della popolazione europea autoctona veniva accusato di essere un "razzista". "Se gli autoctoni si estinguono che male c'è? Se gli europei di domani saranno tutti islamici o cinesi, che male c'è?", dicevano i benpensanti. La sinistra terzomondista, ben radicata a Bruxelles, usava l'accusa di razzismo come un'arma per screditare chiunque non fosse in linea col suo pensiero. Ancora dodici anni, e sarebbe stata introdotta la pena capitale per il reato di xenofobia.

 

 Il declino demografico era legato a doppio filo all'aborto: secondo le rilevazioni ufficiali, ci furono, grosso modo, cinque milioni di feti abortiti dal 1978 (anno di introduzione della 194) al 2008 e, contemporaneamente, cinque milioni di italiani in meno nel 2008 rispetto al 1978. Ma a quei tempi non si poteva sollevare in pubblico il benché minimo dubbio sulla liceità morale dell'aborto senza essere coperti di ingiurie. I pochi coraggiosi che, nel 2008, avevano proposto una moratoria sull'aborto, furono accusati di essere "oscurantisti", "servi del Vaticano" e, soprattutto, "nemici delle donne". A quei tempi si pensava infatti che la donna avesse il diritto, quasi divino, di dare o togliere all'essere umano che si portava in grembo il diritto alla vita. Ma di questo ho già parlato (vedi diario del 6 gennaio 2058).

 

 A quei tempi, il dogma della correttezza politica vietava di mettere in relazione il bassissimo tasso di fecondità delle donne occidentali con il declino della civiltà occidentale. Chi infrangeva questo divieto, veniva accusato, fra le altre cose, di essere un "fascista". Infatti Mussolini, durante il Ventennio, chiedeva alle donne di fare tanti figli per il bene della patria. In effetti, è giusto fare i figli per la patria o per la civiltà? No, non lo è. In termini kantiani, una persona umana deve essere sempre trattata come un fine e non come un mezzo di qualcos'altro. I figli non possono essere trattati come mezzi per una causa qualunque, sia pure la causa nobilissima della salvezza dell'Occidente. L'unica valida ragione per cui fare i figli, è l'amore verso di loro. La salvezza della civiltà viene come conseguenza di questo atto di amore. Ebbene gli europei di cinquanta anni fa mancavano di amore, prima che alla loro civiltà, ai bambini. Amavano i portafogli pieni e le culle vuote.

 

 Nel 2006 uscì un film sul tema delle culle vuote: I figli degli uomini. Nel futuro immaginario in cui si svolge la vicenda del film, tutte le donne del mondo sono rese infeconde da un misterioso morbo. Quando il film fu fatto, l'Europa era già molto simile ad un triste ospizio per vecchi. Tuttavia gli europei i figli non li facevano non a causa di un misterioso morbo, ma semplicemente perché non li volevano. Nell'estate del 2007 uscì un libro significativo dal titolo No kid. Quaranta ragioni per non avere figli (Bompiani). A rileggerlo oggi, fa orrore: l'autrice Corinne Maier sostiene che i bambini sono dei piccoli parassiti che fanno di tutto per rovinare la vita ai genitori. "Porterete sulle spalle vostro figlio per decine di anni. Un vero e proprio fardello, di cui farete fatica a sbarazzarvi. Un consiglio: invece che accollarvi un simile parassita, scegliete piuttosto un gigolo. È più piacevole e almeno sapete fin dall'inizio per che cosa spendete i vostri soldi". Questa frase sintetizza in maniera brutale ma efficace l'ideologia edonistica e superficiale che allora era dominante. Le radici di questa ideologia vanno cercate nell'Illuminismo, una corrente di pensiero del diciottesimo secolo violentemente anti-cristiana. Il Cristianesimo afferma che lo scopo della vita dell'uomo è la felicità perfetta del paradiso, di cui l'uomo può godere le anticipazioni su questa terra (il "centuplo" evangelico). Dal punto di vista cristiano ogni più piccolo piacere terreno è promessa ed anticipo del "Sommo piacere" (Dante) del Paradiso. L'Illuminismo invece afferma che lo scopo della vita umana è il piacere immediato, che cessa di essere la promessa di una piacere maggiore. Per raggiungere il "Sommo piacere", il cristiano deve seguire Cristo portando sulle spalle la croce della fatiche quotidiane. Avendo ripudiato il "Sommo piacere", l'uomo illuminista ripudia anche ogni genere di croce, fatica, responsabilità quotidiana. Se voglio arrivare in cima ad una montagna, devo accettare la fatica della salita. Metaforicamente, l'illuminista rinuncia alla bellezza della cima montana pur di risparmiarsi la fatica della salita. Fuor di metafora, l'illuminista rinuncia alla gioia di avere dei bambini pure di non dovere fare la fatica di crescerli. In fondo, l'edonista dell'inizio del ventunesimo secolo non voleva essere felice: voleva solo divertirsi. I documenti di cinquant'anni fa mostrano una umanità festaiola, devota al culto delle vacanze last-minute nei paradisi tropicali, delle serate in discoteca e della chirurgia estetica. Ma chi vive per il piacere immediato non ha la capacità di vedere oltre l'immediato, al futuro. E così, ballando e cantando, ridendo e scherzando, questa umanità fu trascinata dalle rapide della storia verso il baratro.

 


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11 gennaio 2008
CULTURA
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
Mi è stato interdetto di parlare nel celebre blog anticlericale di Malvino per eccessi verbali. A chi accusava la Chiesa di volere esercitare un controllo sul corpo della donna, io ho risposto che le donne il corpo dovrebbero controllarselo da sole, senza "darla via" a chiunque gliela chieda. Mi pento di avere pronunciato quelle parole, in quanto non riflettono il mio pensiero. Io non volevo prenderla con le donne - quasi ad accusarle di essere tutte "puttane" - ma con gli uomini. Volevo dire quello che dicono le femministe americane più arrabbiate negli ultimi tempi: l'eccessiva libertà sessuale degrada la donna a una "preda" dei maschi approfittatori in cerca di rapporti usa e butta. Quello che volevo dire è che le donne dovrebbero stare attente a non regalare il loro corpo a chi non se lo merita, precipitando così in un abisso di solitudine e di disperazione costellato di aborti. Perfino nel microcosmo di "Sex and the city", che nel complesso fornisce un modello negativo di vita, alla fine le ragioni del cuore prevalgono sulle ragioni del piacere: le protagoniste single sono tutte stanche di una vita piena di sesso occasionale e rapporti precari, e cercano quasi tutte (tranne una) il matrimonio e la maternità. Viva "Sex and the city".
Quanto sia pericolosa una certa sessualità disordinata, specialmente quando si nutre di ponografia, lo sostiene pure l'ex pannelliano Punzi(http://www.noallapornodipendenza.it/). Nel libro Ho dodici anni, faccio la cubista, mi chiamo principessa, Marida Lombardo parla di dodicenni, a volte undicenni, che trovano del tutto naturale regalare la loro verginità ad un moroso di parecchi anni più grande "per amore". E lui come "prova d'amore" chiede e ottiene quasi sempre dalla ragazzina il permesso di filmare i loro momenti di intimità sessuale (i filmati poi finiscono tutti in rete). In un paese libertario e libertino come l'Inghilterra, sono in aumento le gravidanze e gli aborti fra le giovanissime, certi casi decenni. Io in questi fenomeni non ci vedo il trionfo della libertà ma, casomai, il sintomo della decadenza irrerversibile della nostra civiltà, che ha barattato la libertà, quella vera, con la licenza.

Ora, la mia invettiva era certamente volgare, e di questo non me ne vanto. E' pure vero che un padrone di casa ha tutto il diritto di tenere fuori della porta gli ospiti sgraditi. Però vorrei che si riflettesse su questo: noi cattolici veniamo insultati ogni giorno con odio, violenza e volgarità nel nome della "libertà d'espressione" (vedi blog di Malvino), ma se proviamo a rispondere per le rime, se una sola volta ci esce di bocca un'espressione forte, ci viene tolta la parola. Evidentemente la "libertà d'espressione" vale per tutti tranne che per noi. Bei liberali che siete! Liberali che stanno affilando le armi in preparazione di un'altra Vandea.

(Al signor d-k, che cercava di interloquire con me sul blog di Malvino, dico di continuare la discussione sul mio blog. Se proprio lo vuole, mi prenderò una ventina di minuti per cercare montagne di link con nomi e dati. Però che noia, fare i ragionieri appresso ai numeri, senza avere la capcità di avere una visione d'insieme del nostro momento di civiltà).

Infine, sul mio blog non leggerete mai una sola parola contro le religioni degli altri. Per intenderci, io credo che la civiltà occidentale stia per capitolare non per colpa degli altri, dei terroristi islamici piuttosto che dei cinesi, ma solo per colpa sua. Il virus che consuma la nostra di civiltà è un prodotto della nostra civiltà. I terroristi di Al Qaida sono un problema del tutto secondario. Loro stanno venendo a dare il colpo di grazia a qualcuno che sta finendo di suicidarsi.

Orwell non ha previsto affatto il futuro. Rileggendo "1984" nel 1984, si misero tutti a ridere. La sua profezia è stata la profezia più bislacca che si ricordi a memoria d'uomo. Tuttavia la sua falsa profezia contiene molti spunti per capire il presente degli stati totalitari che esistevano e ancora esistono. L'altrettanto bislacca profezia di Aldous Huxley ("Il mondo nuovo") contiene molti spunti di riflessione su una società in cui le coscienze sono addormentate dall'edonismo. E vogliamo parlare dei romanzi di Philiph Dick? Egli immaginava che nel 1992 gli uomini avrebbero usato degli schiavi-replicanti per colonizzare Marte; il regista Ridley Scott ha spostato questa "profezia" al 2019, ma non credo che da qui al 2019 una Tyrrel coproration metterà in vendita dei replicanti, e che Los Angeles diverrà una metropolis di grattacieli colossali solcata da macchine volanti. Tuttavia "Blade Runner" esprime bene le inquietudini legate all'ingegneria genetica, che oggi pone gravi quesiti morali, e alla proliferazione di megalopoli multietniche da una parte affascinanti, dal'altra alienanti.

Io non sono né Orwell né Huxley. Non pretendo di fare una profezia verosimile né di fare della buona letteratura. Semplicemente io cerco di descrivere il mio incubo personale di futuro per fornire degli spunti di riflessione sul presente e alimentare una discussione. E poi il mio è un gesto scaramantico: faccio questa profezia proprio sperando nel fatto che le profezie, a parte quelle dei profeti biblici, non si realizzano mai. Perché il bene imprevisto ha sempre la meglio sul male previsto.



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6 gennaio 2008
POLITICA
Diario del 6 gennaio 2058

Uno scrittore del ventesimo secolo, un certo George Orwell, aveva capito che il più potente strumento di dominio nelle mani del potere è la menzogna. Menzogna è cambiare il nome alle cose. Nel nostro mondo la dhimma, ossia la nostra condizione di schiavi, non si chiama dhimma ma libertà. Più precisamente, noi dhimmi non ci chiamiamo dhimmi ma "liberi cittadini protetti", mentre i nostri padroni si chiamano "protettori"; la tassa di sottomissione che dobbiamo versare ai padroni, il cui vero nome è  jiza, da noi si chiama "tassa di solidarietà sociale". Se chiami le cose col loro nome, ossia se pronunci i termini "dhimma" o "jiza", qui da noi vieni accusato di "xenofobia", il crimine supremo.

 Il potere cominciò a cambiare il nome alle cose già nel ventesimo secolo. Ad esempio, l'assassinio di un essere umano indifeso nel ventre di una donna non veniva chiamato assassinio ma "interruzione volontaria di gravidanza". Gli argomenti degli abortisti erano principalmente tre. Primo argomento: una donna deve essere libera di scegliere se e quando avere un figlio, altrimenti non è una persona libera ma una schiava del ventre. Secondo argomento: per una donna economicamente svantaggiata, è meglio non fare nascere un figlio piuttosto che farlo morire di fame. Ridicolo. Oggi, anche il più sprovveduto sa che nella ricca società occidentale di cinquanta anni fa nessuna donna avrebbe potuto non avere di che sfamare un figlio. Allora esistevano diverse associazioni pronte ad aiutare, anche economicamente, le partorienti in difficoltà (una si chiamava "Madre segreta"). Senza contare che è moralmente ripugnante trasformare la nascita in un privilegio riservato ai figli dei ricchi. In effetti, all'inizio del diciannovesimo secolo un certo Malthus sosteneva che bisogna impedire ai poveri di riprodursi in quanto "per loro non c'è posto al banchetto della vita". Ispirandosi alle teorie malthusiane, l’Onu portò avanti programmi di sterilizzazione forzata dei poveri in varie parti del mondo per tutto il ventesimo secolo.

 La maggior parte degli abortisti appartenevano per la maggior parte a quella “sinistra” che a parole stava sempre dalla parte dei poveri e degli oppressi. Ebbene loro i poveri volevano aiutarli non facendoli nascere. In effetti, a loro non interessava aiutare i poveri ma unicamente salvaguardare la mistica della libertà individuale infinita, il mito del superuomo che si spinge al di là dei confini del bene e del male.  Secondo loro, una maternità si poteva definire "consapevole" solo se era prevista, voluta e pianificata dalla donna. Una maternità imprevista o non pianificata, per loro era solo una malattia da curare con l'aborto "terapeutico". Immaginiamo che io mi accorga di essere incinta. Dal loro punto di vista, il piccolo essere umano che ospito nel mio ventre ha il diritto di arrivare alle spiagge della luce se io ho già pianificato in precedenza di rimanere incinta in questo momento della mia vita; se invece non l'ho pianificato, se inoltre la gravidanza ostacola la mia carriera o mi rovina le ferie, quel piccolo umano cessa di essere un umano e diventa un "parassita" da estirpare (come diceva la filosofa Ayn Rand). Se invece ho pianificato di rimanere incinta ma la natura non me lo concede, allora vado in un laboratorio a violentare la natura ribelle con una bella fecondazione assistita.

 Prima dell'avvento della pillola anticoncezionale, dell'aborto terapeutico e infine della Fivet, la "maternità consapevole" come la intendevano gli abortisti era praticamente impossibile. Quindi le donne sarebbero state "schiave del ventre" dai tempi Eva fino al ventesimo secolo. In natura la gravidanza è un evento abbastanza imprevedibile: a volte viene quando la si cerca, altre volte viene  quando non la si cerca; altre volte ancora non viene proprio quando la si cerca con tutte le forze. In sostanza, la maternità naturale puzza molto di quello che l'uomo moderno odia: il caso, il fato, il destino.  Puzza troppo di qualcosa che in tempi più civilizzati non si aveva paura di chiamare "volontà di Dio". Quindi l'aborto non è stato che uno dei tanti strumenti con cui l'uomo moderno, figli dei Lumi, ha cercato di sbarazzarsi di Dio per farsi lui stesso dio. Dio di se stesso e dell'universo.

 Ma vediamo il terzo argomento degli abortisti: uccidere un feto malformato, risparmiandogli così un futuro di sofferenze, è un gesto d'amore. Da questo punto di vista, la carità verso un malato non consiste nel curarlo e nell'assisterlo, ma nell'ucciderlo. Certamente nazisti sono stati i campioni insuperati di siffatta "carità": ponevano fine alle sofferenze dei minorati e degli invalidi anche quando erano adulti. Come ho detto, la prima violenza è cambiare il nome alle cose. Ebbene gli abortisti chiamavano "d'amore" il gesto con cui il medico iniettava al feto una dose di cianuro, oppure lo attirava verso una sorta di tritacarne, oppure ancora gli strappava il cervello (proprio così) se per un malaugurato caso dava ancora segni vitali fuori dal ventre materno. Poi chiamavano "malformato" il feto che in altre epoche si sarebbe chiamato "normale". Perché la normalità dell'essere umano non è la salute indistruttibile degli dei dell'Olimpo. Se infatti all'inizio si chiamavano "malformati" soltanto i feti affetti da gravi patologie genetiche, in seguito si cominciarono a chiamare "malformati" anche i feti che presentavano una semplice predisposizione a certe malattie curabilissime. Alla fine, si consideravano "malformati" tutti i feti che non avevano le caratteristiche del superuomo. In poche parole, dietro la lacrimosa retorica del “gesto di amore” si nascondeva una ideologia eugenetica. Questa ideologia fu elaborata nelle Società di Eugenetica che fiorivano nei paesi anglosassoni a cavallo fra i secoli diciannovesimo e ventesimo (ad una di esse appartenne pure lo scrittore Aldous Huxley). Secondo gli illuminati e illuministi membri di queste società, per il bene della razza umana era necessario impedire la riproduzione o sopprimere non solo i minorati ma anche tutti gli individui troppo lontani dall'archetipo del superuomo ariano. Un certo Adolf Hitler non fece altro che applicare alla lettera le teorie di questi paludati gentiluomini inglesi, devoti al verbo di Charles Darwin. Comunque sia, agli inizi del secondo millennio il mito della razza ariana era ormai screditato. Gli abortisti compassionevoli si battevano democraticamente non per la supremazia di una sola razza ma per il miglioramento di tutte le razze umane. Essi inseguivano il mito dell'uomo geneticamente perfetto e onnipotente, vero padrone della terra e del cielo, dio di se stesso e dell'universo.

In conclusione, cinquant'anni fa gli occidentali guardavano all'aborto come a uno strumento per allargare infinitamente la libertà della donna e dell'uomo. In realtà la pratica dell'aborto di massa ha portato i nativi europei, un passo alla volta, verso la schiavitù. Anche se loro non sanno di essere schiavi. Alla fine del secolo scorso, le martellanti campagne ideologiche a favore della "maternità consapevole" causarono un declino demografico senza precedenti nella storia d'Europa. La "maternità consapevole" coincideva, né più né meno, col rifiuto della maternità. Nei primi decenni del secolo, la natalità fra i nativi europei scese rapidamente fino ad un tasso di 1,2 figli per donna. Col passare degli anni, in Europa diminuiva il numero dei giovani e aumentava quello dei vecchi. Attorno al 2020, i nativi europei venivano definiti dispregiativamente dagli immigrati delle diverse etnie "teste bianche". Il tasso di natalità fra gli immigrati si manteneva abbastanza alto, un poco al di sopra del tasso di ricambio generazionale. I più numerosi fra gli immigrati erano quelli che oggi sono i nostri padroni... pardon, "protettori". Nel 2020, milioni di giovani musulmani fecero scoppiare delle violentissime sommosse in tutte le città europee. Non avendo le forze per fronteggiare questo esercito di giovani sanguinari, le "teste bianche" gettarono quasi subito le armi ai loro piedi e accettarono di divenire loro "protetti". Anche gli immigrati di altre religioni furono costretti a sottomettersi ai "protettori". Da allora, i “protetti” educano i pochi figli che ancora generano a non ribellarsi mai e a pagare l'esosa "tassa di solidarietà sociale" (il sessanta per cento del reddito) ai loro "protettori". Per impedire che i "protetti" possano aumentare di numero, i "protettori" incoraggiano in ogni modo la pratica dell'aborto fra i "protetti". Soprattutto, incoraggiano l'aborto selettivo a scopo eugenetico. Infatti per sostenere carichi di lavoro al limite della schiavitù, gli schiavi che non sanno di essere schiavi devono nascere tutti sani e robusti. Se cinquant'anni fa i nostri nonni avessero avuto più amore per l'infanzia, se avessero capito che ogni nuova vita è un dono prezioso e non una malattia da curare, forse oggi non saremmo schiavi, bovini o suini migliorati, "replicanti" programmati per lavorare come bestie da soma. E da "ritirare" quando non servono più.

 



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permalink | inviato da reginadistracci il 6/1/2008 alle 17:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
1 gennaio 2008
CULTURA
1 gennaio 2058
Il futuro è morto. Mi rivolgo a voi, uomini del passato dal cadavere del futuro. Voi eravate uomini, noi non siamo solo dhimmi. Io sono meno che un uomo e meno che un dhimmi: sono una femmina dhimmi. Carne da sesso e basta. Noi dhimmi abbiamo la droga, abbiamo la pornografia ma non la libertà. La libertà è innanzitutto libertà di dire che il bene è bene e il male è male. Tutto cominciò alla fine del ventesimo secolo, quando sui giornali si scriveva che il malvagio non è colpevole ma vittima: vittima della società, vittima della lotta di classe, vittima delle sperequaziioni sociali fra il nord e il sud del mondo. E così, compatiti come vittime della società, i malvagi hanno potuto portare indisturbati il regno delle tenebre sulla terra d'Occidente. A scuola, fin da piccoli, a noi dhimmi le tenebre ci insegnano a chiamarle luce. Il governo ci dice:  "Avete più droga e più pornografia di quanta riuscissero a procurarsene, di nascosto, i vostri padri cinquanta anni fa: che altro si può volere dalla vita?". Adesso devo spegnere.



permalink | inviato da reginadistracci il 1/1/2008 alle 20:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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IL CANNOCCHIALE